Ormai dovremmo sapere tutti cosa sia una pump track: un tracciato artificiale con sponde e dossi in sequenza, ideato per imparare a “pompare” la bici ed acquisire velocità senza pedalare.

Come imparare a pompare

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Tiziana con la sua BMX pompava più di molti altri rider esperti

In occasione dei corsi “Gravity Pump” che teniamo regolarmente con la Gravity School alla pump track in cemento di Mendrisio (Svizzera) ho potuto constatare quanto sia difficile per alcuni capire la dinamica del pompare la mtb, cioè girare nella pista senza dare un colpo di pedale.

In breve si tratta di “schiacciare e tirare” la bici sulle gobbe (e successivamente anche nelle curve), spostando il peso del corpo per innescare un processo che genera velocità, sfruttando le discese per aumentare la pressione sui pedali e sul manubrio e le salite per diminuirla.

Dal mio punto di vista, probabilmente per la mia gioventù sulla bici e sugli sci prima e sullo skateboard e sullo snowboard poi, ho avuto modo di far confluire una nell’altra le abilità acquisite con queste quattro discipline, tutte molto “balance oriented”.

Impariamo a pompare con la bici. E lo skateboard?

Mi ricordo come se fosse oggi, la piazza della mia città, io dodicenne alle prime armi e il mio skateboard “auto fabbricato” con un asse di compensato (ovviamente piatto come un tavolo), verniciato di rosso e completato con ruote e trucks (carrelli per le ruote) rimediati da un amico più grande.

Si avvicina un ragazzo sui vent’anni, dice “me lo fai provare, sai fare il tip-tap?“. Io faccio di no colla testa pensando “cavolo vuole questo?” ma gli presto il mio modesto skate “fai da te”.

Magicamente, con mio sommo stupore, il tipo inizia a spostare la punta a destra e sinistra della tavola con movimenti fluidi prendendo velocità senza mai mettere giù un piede.

Io, sbalordito, gli chiedo “come si fa, che roba… me lo insegni?” e lui, con un sorriso, mi rende lo skate e mi dice: “provaci!”

Il tip-tap non è altro che uno spostamento di pesi, effettuato su una struttura dotata di ruote, che genera movimento (e lo si può fare anche con la bici in un parcheggio in piano, provare per credere!).

Con lo skate ho poi imparato a pompare le transizioni, cioè le rampe tipo half-pipe e mini half-pipe, quelle presenti in tutti gli skatepark.

Il concetto è lo stesso dell’altalena, dove lo spostamento avviene in avanti e indietro e produce velocità.

In entrambe le cose però è fondamentale il tempismo: un movimento errato anche di pochi decimi di secondo fa perdere la spinta e influenza negativamente tutta la prestazione.

Come pompare con la mtb: guida ai movimenti

Ok, portiamo tutto questo su una pista con una serie di gobbe: se all’avvicinarsi della parte in salita del dosso spostiamo in alto il nostro peso, prima con le braccia tirando il manubrio verso l’alto e poi alleggerendo le gambe, neutralizzeremo la forza di gravità che tende a farci rallentare.

Immediatamente dopo, appena raggiunta la parte in discesa, spingiamo in basso il manubrio e mettiamo sui pedali tutto il nostro peso utilizzando le gambe: la bici acquisterà velocità in modo proporzionale alla spinta data. Il tutto con il giusto tempismo, e quello o lo si ha già dentro o lo si acquisisce con l’allenamento.

Questo è il pompare di cui abbiamo parlato, quello che tutti si chiedono cosa sia, come si ottenga, e a cosa serva al di fuori di una pump track: ci arriverò tra poco.

Il corso per imparare a pompare… e non solo

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Il corso è una giornata piena, dal mattino alle nove fino al buio, dove si affrontano alcune delle tematiche base della mountainbike moderna: la posizione di guida, le curve senza appoggio, il manual (alzare la ruota anteriore e mantenerla per tratti brevi/lunghi, senza sedersi e senza pedalare, bilanciandosi con le gambe).

Seguono il bunny hop (tecnica per sollevare entrambe le ruote da terra, partendo da un piccolo manual e poi saltando), le curve con appoggio ed ovviamente la tecnica del pompare la bici.

La Gravity Pump è un corso adatto a tutti, dal rider alle prime armi a quello esperto, grazie al fatto che una pump track ben concepita e costruita come quella di Mendrisio permette di far divertire il bambino di 5 anni fino al biker “pro” che fa le gare.

Non a caso un giorno abbiamo incontrato un certo Marco Milivinti (campione di vari circuiti enduro e downhiller in Coppa del Mondo) venuto ad allenarsi, più altri personaggi come Filippo Proserpio, noto dirt jumper italiano, e anche bambini “pro” con bmx dei quali uno era il campione italiano di categoria.

La propriocezione, l’equilibrio, il tempismo e la mtb

La propriocezione è definita come “l’abilità del corpo di trasmettere il senso della posizione, analizzare l’informazione e reagire allo stimolo con un movimento appropriato” (Houglum, 2001).

Abbiamo voluto introdurre nella giornata Gravity Pump un piccolo momento “train your balance”, una mezzora di allenamento della propriocezione con diverse postazioni: la palla medica, la tavoletta propriocettiva, l’indo board e la fit-ball, proprio per capire che basta poco se vogliamo allenare due delle componenti fondamentali utilizzate in praticamente ogni sport: l’equilibrio e la propriocezione.

L’obbiettivo è trasportare queste abilità sulla bici per migliorare il tempismo necessario per i movimenti corretti della pompata, del bunny hop e di tutti gli altri contesti.

Il momento della propriocezione è sempre apprezzato dai ragazzi e dalle ragazze, anche per divertirsi e sfidarsi con i vari esercizi. Si tratta di un altro piccolo ma fondamentale tassello da aggiungere all’esperienza di mountain biker.

Il fatto di mettersi alla prova in un contesto per molti estraneo, abituati ai boschi e a mtb da downhill o enduro, è il primo scoglio da superare: qui siamo in città, col cemento e le bici sono rigide o dotate solo di forcella da 80/100mm di escursione.

Nonostante ciò, ad ogni corso tutti capiscono il funzionamento delle dinamiche relative al pompare e a fine giornata ogni corsista gira senza dare un colpo di pedale, col fiatone magari a fine giro ma anche un bel sorriso stampato in faccia.

Quello che spero è che ognuno porti anche nei boschi questa nuova consapevolezza, iniziando ad interpretare i trail come lunghi pump track in discesa (ma anche in piano e salita!), dove ogni piccolo avvallamento, sasso o radice è da sfruttare con la stessa identica tecnica imparata al corso.

Di nuovo nei boschi

La prova per me c’è stata qualche tempo fa: dopo due giorni di allenamento e due di corso in pump track torno nei miei amati boschi. Il trail dietro casa, l’amico rider di fronte a me che va come un missile e fatico a stargli dietro.

Oggi però qualcosa è diverso, quelle curve a destra dove toccavo sempre i freni vengono molto meglio, pompo sugli appoggi come non mai, la bici gira da sola nei tornanti e non bruciano le gambe! Mi sto divertendo alla grande, soprattutto perché riesco a stare dietro al mio amico dalla manetta sempre aperta!

Quando capisci che l’allenamento inizia a funzionare, che i tasselli iniziano a combaciare nuovamente perché la strada è quella giusta, la sensazione è una delle più belle in assoluto.

A fine discesa ci diamo “il cinque col pugno”, come si usa adesso, con una botta esagerata: i due ragazzi con cui ho girato hanno anche il grande merito di aver pulito il sentiero il giorno precedente tirandolo a lucido… fargli i miei complimenti è il minimo, la prossima volta gli darò senz’altro una mano!

E comunque, parlandone, anche loro non disdegnano una giornata in pump track ogni settimana, consci dei benefici che questa può dare.

Il mio consiglio è: provate! Fatevi prestare una bici, andate alla pump track più vicina e passateci qualche ora.

Quando inizierete a capire come funziona sarà già troppo tardi, sarete entrati nel tunnel anche voi.

A proposito dell'autore

Patito delle due ruote fin da bambino, bmx, motocross, le prime mtb. Dal 2007 sui campi di gara enduro e downhill in tutta Italia, dal 2013 è istruttore di mountain bike presso www.gravity-school.com. Con BiciLive fin dall'inizio, la bici è il suo pane quotidiano!