Come ogni estate mi si ripresenta l’occasione di passare qualche giorno in compagnia dei miei genitori, i quali ci fanno la gran cortesia di tenerci i figli quando io e la mia compagna stiamo lavorando a manetta, ma mentre lei è blindata in ufficio, io ho il gran culo di poter lavorare anche dal Polo Nord, basta che ci sia una connessione internet

Essendo loro a Chamonix per il periodo estivo ed essendo Chamonix uno spot fantastico per la mtb, ho come ogni anno il dubbio amletico su che bici portare, donouill o gossgaun. Traduco per quelli che ancora non masticano il mio linguaggio, downhill o crosscountry? (In realtà tanto xc non è, visto che uso una full da 140 mm, ma allora è come se avessi sempre fatto enduro 15 anni fa, anche quando non esisteva!)

Dopo tanti giorni passati in sella alla mia bici da discesa, ho deciso di prendere unicamente la mia endurina, il caschetto aperto e un paio di ginocchiere morbide, anche per non indurmi in tentazioni strane dell’ultimo momento. Così, dopo aver lavorato un po’ sul computer, “uscito” i bambini all’aperto, finalmente toccava anche a me. Che faccio, prendo gli impianti e mi godo quei trail da massimo godimento o faccio davvero enduro (all mountain, escursionismo, xc aggressivo… chiamatelo come volete, ma di uscire in bici si tratta)?
I primi giorni sono stati duri, molto duri… non avevo un allenamento specifico per pedalare un paio d’ore a quelle altitudini, ma ero determinato a rifarmi la gamba che avevo in passato, quando la donouill manco esisteva.

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Scenari mozzafiato, polmoni tanto aperti da essere squarciati e discese orgasmiche!

Ho pedalato con testa, usando rapporti molto agili e di giorno in giorno vedevo che le salite si potevano affrontare anche con una marcia più dura. I polpacci bruciavano, le gambe ticchettavano come se stessero per avvertirmi di un imminente crampo, ma ero così contento di essermi liberato per una volta dalla schiavitù degli impianti di risalita, che trovavo sempre nuovi stimoli per andare avanti, uno tra quelli era portare a casa un bel porcino da aggiungere a quelli che mio padre ramazzava la mattina presto.
Scenari mozzafiato, polmoni tanto aperti da essere squarciati e discese orgasmiche!
Mi stavo rifacendo la gamba e lei mi permetteva di essere felice nonostante costasse così tanta fatica.

Oggi mi trovo a scrivere e comunicare con un nuovo mezzo di informazione: Bicilive. Sapete… per me è un po’ come rifarsi la gamba, scoprire nuovi sentieri, conoscere nuovi “amici di bici” e provare nuove emozioni. Sarei bugiardo a dirvi che le prime “uscite” da non allenato le ho fatte su un fluido sigletrack appena tirato a lucido, anzi! Ad Eurobike mi sono trovato il primo giorno carico come sempre prima di un’uscita in bici, ma mi son reso conto che la salita era davvero dura, mi bruciavano le gambe, anzi mi sono venuti dei crampi allucinanti che mi hanno fatto riflettere su quanto sia dura ingranare, restare lucidi, non perdere le forze e credere in se stessi o nel team con cui si lavora.

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Adesso ho fatto qualche chilometro su Bicilive, tutto in salita, quasi verticale, cadendo, spaccando la catena e incazzandomi perché non riuscivo a trovare il giusto ritmo per guardare avanti… ma dopo tante mazzate finalmente intravedo le prime discese, sento quel soffio debole d’aria che entra nel casco e mi rinfresca le idee. Godo immensamente, sono contento e sento che i miei amici di bici, questa volta i collaboratori, sono gasati come me, pronti a fare qualsiasi giro in bici.

Certo, non oso ancora lanciarmi in qualche salto, d’altronde prima bisogna conoscere il nuovo “mezzo”, ma sento che presto li farò, perché è quello che voglio fare grazie al vostro supporto!

A proposito dell'autore

E' una figura chiave nel panorama della mountainbike italiana e internazionale. La sua presenza spazia dall'essere giornalista, tester, testimonial, protagonista di un canale Vimeo seguitissimo e co-fondatore della Gravity School