Un nuovo redattore si affaccia nella redazione di BiciLive.it: signore e signori, ragazze e ragazzi, cari lettori, abbiamo il piacere di presentarvi Clive Forth, uno che ha fatto del trail building una ragione di vita

È un gravity rider e trail builder inglese, che ha trovato del tempo anche per scrivere un paio di libri sulle tecniche di guida della mountain bike.
Nato inglese e “naturalizzato” italiano, Clive ha fatto della bicicletta, e in particolar modo della mountain bike, il suo lavoro. E’ sposato con una ragazza toscana, regione dove organizza alcuni dei suoi corsi per chi vuole migliorare le proprie capacità di guida della mountain bike.

Trail building

L’occasione dell’intervista è perfetta per presentarvi Clive, una “faccia” che vedrete spesso sul nostro magazine in quanto inizierà presto a scrivere per noi.

Di cosa, lo saprete ben presto, leggendo l’intervista; vi premetto che insieme gestiremo una rubrica in particolare, quindi se avete seguito i miei redazionali, vi ho già dato un indizio.
Solitamente la presentazione è “dovuta” al nostro Direttore Responsabile, ma questa volta sono stato incaricato io di farlo ed essendo la prima volta, un po’ sono “emozionato”… quindi vi chiedo di darmi una mano e fare il tifo per me!

Clive, il campo è tuo!

Ciao a tutti i lettori e lettrici di BiciLive.it, sono Clive Forth. Semplice rider, agonista elite, trail designer, istruttore di mountain bike… ho molti titoli! Sono un tuttofare, maestro in una cosa: la mountain bike. Lavoro in diversi campi del settore e mi guadagno da vivere nel mondo della bicicletta. Sono felicemente sposato con Daria, anche lei grande appassionata delle due ruote e attualmente passiamo buona parte della nostra vita in Scozia.

Come è entrata la mountain bike nella tua vita?

Come a molti bambini, mi piaceva la bicicletta; ne rattoppavo varie con le quali giravo per il quartiere dove sono cresciuto. Quando le mountain bike arrivarono in Inghilterra nei primi anni ’80, i miei genitori mi regalarono un abbonamento al magazine americano Mountain Bike Action. Il mio desiderio di guidarne e magari fare gare in sella ad una di loro iniziò proprio lì. E fu così che alla fine degli anni ’80 iniziai a gareggiare a livello nazionale in giro per l’Inghilterra.

Hai gareggiato come professionista quindi?

Si, e ho lavorato veramente duro per raggiungere il mio scopo. Ho lasciato la scuola a 16 anni per inseguire i miei sogni e con il supporto di diversi negozi e distributori, sono riuscito a realizzarlo nel 1995, quando firmai il mio contratto con il team europeo Volvo-Cannondale.

Quando hai iniziato a pensare che la mountain bike potesse diventare il tuo lavoro?

Quando ero un ragazzo ero sicuro che la mountain bike potesse essere la mia vera carriera e non avevo dubbi sul fatto che avrei potuto farlo come rider ed essere parte di questo settore in qualche modo, magari fino alla pensione. La mountain bike era uno sport così giovane che nessuno aveva idea di come si sarebbe sviluppata e di come si sarebbe evoluta. Ho sempre avuto fiducia in me stesso e nella mountain bike. A scuola mi dicevano di prendere seriamente lo studio e le prospettive di lavoro, ma io li ignoravo e le loro parole mi incoraggiavano a fare ancora meglio sulla mia mountain bike… avevo così tanto voglia di vincere e fargli vedere che si sbagliavano!!!

E’ stato difficile raggiungere il tuo scopo?

Sotto certi aspetti , sotto altri no. Quando ami tanto una cosa, impari a godere anche del soffrire per essa, e fallire non è un’opzione, ma un concetto. Dobbiamo affrontare errori e fallimenti per poter migliorare e imparare. Ho sempre cercato di prendere il meglio dalle esperienze che ho fatto. A volte ci tocca il risultato finale che preferiamo, mentre altre volte le cose ci scivolano via dalle mani e non vanno proprio come avremmo voluto. Nell’insieme sono riuscito a fare della mia passione il mio lavoro e penso di essere a buon punto. Di sicuro non guadagno lo stipendio a sei cifre di un banchiere, ma la carriera che ho scelto mi lascia del tempo e la possibilità di poter scegliere come impiegarlo!

Quando hai pensato di iniziare ad insegnare la mountain bike ad altri?

Negli anni, durante la mia carriera, molte sono state le discussioni ed i dibattiti con i miei compagni di squadra o di uscita sulle tecniche da utilizzare in discesa o sulle abilità di guida.
Man mano che la “scena” mountain bike maturava, e con essa anche io, è stata una cosa naturale per me quella di condividere, in modo professionale, quello che scoprivo con gli altri e volerli aiutare a diventare dei rider migliori.

Trail building

Le persone si lamentano del costo dei tuoi corsi?

Non che io sappia. Naturalmente ognuno può esprimere la propria opinione, ma penso che il prezzo sia più che onesto considerata la mole di lavoro che c’è dietro al dover mettere “nero su bianco” nei testi e nelle presentazioni tutto quello che ho imparato guidando la mountain bike al mio livello… è il lavoro di una vita!!!
Sono un professionista e questo è il mio mestiere. Se ad esempio prendi la parcella oraria di un carpentiere o di un altro professionista con esperienza e la metti a confronto, allora hai un’idea di cosa parlo. Francamente, se guardi le cose da quella prospettiva, la mia parcella sembra quasi troppo bassa!
Ottengo sempre il risultato che voglio dai miei corsi, e i partecipanti mi danno sempre un grande feedback.

Hai conseguito qualche brevetto per insegnare?

Sono cresciuto pedalando con un ragazzo che ha iniziato a insegnare molti anni fa, prima che esistesse qualsiasi corso accreditato; lui mi ha sempre fatto mille domande e interrogato riguardo le tecniche di guida. L’ho fatto lavorare duramente per trovare le risposte che cercava, dandogli qualche “aiutino” per metterlo nella giusta direzione, e ancora oggi dibattiamo a lungo a riguardo, provocandoci a vicenda.
Successivamente lui ha presentato il suo lavoro a CTC, la più antica organizzazione ciclistica britannica, e ha creato il primo e unico certificato disponibile per l’insegnamento della tecnica di guida. Molto di quello che lui ha appreso da me durante i nostri “dibattiti” è all’interno di questo corso ed è stato normale per me, nel momento in cui ho iniziato a insegnare a livello professionale tecniche di guida mountain bike, partecipare ad uno di questi corsi per essere certificato con tanto di “timbro”!
Sono qualificato per formare tutors per questa organizzazione e insegno ad altre persone a diventare istruttori.

I tuoi corsi, sia quelli di guida che di formazione come maestro, sono rivolti solo a persone residenti in Inghilterra?

No. Ai miei corsi vedo persone di ogni dove. Ho lavorato con australiani, tedeschi, francesi, olandesi e anche con italiani naturalmente. Chi partecipa ai miei corsi viene da ogni parte del mondo e non mai avuto un giorno noioso anzi… sempre rider entusiasti!!

Trail building

Hai avuto bisogno di qualche certificazione invece per il trail building?

In Inghilterra, per il trail building a livello commerciale, non esistono dei corsi specifici che abilitino alla di costruzione di sentieri. Quando si opera a livello commerciale bisogna essere in possesso di vari certificati per operare con o su determinate apparecchiature e bisogna conoscere e agire conformemente alle direttive del ‘Construction Design Management’ (CDM). Ovviamente bisogna essere anche in possesso di adeguate assicurazioni a copertura delle responsabilità civili e indennità professionali.
Tuttavia ho creato un corso che prepara e abilita le persone a gestire i volontari che partecipano alla manutenzione di sentieri per mountain-bike, su base non commerciale. La maggior parte dei sentieri qui in Gran Bretagna passa su terreni gestiti dalla ‘Forestry Commission’: questo ente non permette alle persone di lavorare sui sentieri a meno che non abbiano ricevuto una regolare preparazione e stiano lavorando con un gruppo ufficiale. Il corso che ho creato è riconosciuto dalla Forestry Commission Scotland e da “The Crown Estate” (che gestisce i terreni di proprietà della Regina)

Sappiamo che sei sposato con una ragazza italiana. Come vi siete conosciuti?

Daria era venuta in Scozia per una conferenza. Le avevano parlato dei sentieri nella mia area e quindi aveva portato con sè la sua mountain bike. Ci siamo incontrati per caso al negozio di bici/trail cafè locale… e il resto è storia!

E ti piace l’italia?

Io amo l’Italia, come si fa a non amarla? Cibo buonissimo, paesaggi stupendi, persone accoglienti e meno pioggia che in Inghilterra!

Il tuo piatto italiano preferito?

Tagliatelle al ragù bianco di coniglio

Birra o vino?

Whisky

Ho visto i tuoi libri in vendita anche su Amazon. Com’è scrivere un libro? Insomma sembra “tanta roba”!

Spaventoso!!! Ho lasciato la scuola a 16 anni per correre in mountain bike, il testo più lungo che avevo mai scritto al computer prima di scrivere il mio primo libro non superava un centinaio di parole e l’editore [Bloomsbury Group Publishers, nda] me ne stava chiedendo 60.000… ma ti rendi conto?
Comunque una volta trovato il “metodo” e il ritmo giusto non è stato poi così male. Mi è piaciuta molto la sua evoluzione, dalla ricerca delle immagini alle ore a scrivere. Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di dare il mio contributo al mondo del ciclismo.

“Il mercato della bicicletta è l’unico che non è stato influenzato dalla crisi economica mondiale”. Ho letto questa affermazione tempo fa su un quotidiano, cosa ne pensi?

Tocchi una materia controversa!
L’industria della bicicletta si rivolge a una grande varietà di potenziali acquirenti: quelli con uno stipendio basso, le famiglie, fino a quelli che hanno redditi importanti. Indipendentemente da quello che succede nell’economia, le aziende di settore troveranno il loro pubblico e venderanno comunque.
Quelli che guadagnano molto e hanno un alto potere di acquisto sono meno influenzati da questo periodo di austerità e continuano a comprare. Quando ci sono meno soldi poi, le persone iniziano a farsi durare le biciclette riparandole, e questo dà lavoro ai negozi.
Di contro, gli appassionati di ciclismo con un basso potere di acquisto abbandonano la macchina e iniziano a usare la bicicletta come un mezzo di trasporto più economico, mentre il ceto medio che la usa per hobby finisce con il sentire parecchio la crisi. Per questi acquirenti i pezzi di ricambio sono aumentati ben al di sopra delle loro possibilità e le biciclette sono diventate quasi un bene usa e getta; questa fetta di mercato soffre della morsa dell’austerità e le vendite sono destinate a rifletterlo.

Hai mai collaborato con un altro magazine?

Si, scrivo come freelance per diverse pubblicazioni; inoltre faccio qualche apparizione in articoli e video di settore.

Come pensi che contribuirai in BiciLive.it? Come vedi il nostro magazine?

Penso che BiciLive.it sia un po’ come un negozio di biciclette che vende tutto il necessario, un portale molto utile che offre interessanti analisi sul settore, informando sia i “novellini” che gli esperti.
Quello che spero di poter fare in BiciLive.it, è contribuire ad aumentare le conoscenze dei lettori in modo che possano beneficiare al massimo dalle loro attività in mountain bike.

Su che temi verteranno i tuoi articoli?

Parlerò del mondo del trail building, per grandi budget e “folletti dei boschi”, e di tecniche di guida, dai consigli base alle tecniche più avanzate per i diversi stili e discipline del settore.

Cosa fai da grande?

Sono un giovane dentro… non penso che crescerò mai! Però ho imparato quando è il momento di comportarmi in modo adeguato alla mia età!

A proposito dell'autore

Stellette per vocazione ASD Emissioni Zero per passione. La montagna ce l'ha nel sangue, la passione per la mountain bike lo accompagna fin dalla prima adolescenza. Amante della promozione del territorio e dello sport senza cronometri, organizza eventi promozionali fatti di riding e sfottò tra compagni di pedalate, magari conditi con cucina locale e innaffiati con una una bella birra. "Born Into the Wild"