Giro il mondo tracciando, realizzando e sviluppando tracciati, insegnando anche ad altri a realizzare sentieri adatti alle mountain bike e per il mountain biking

La scorsa estate [in una giornata che sembrava fine autunno però, n.d.a.] siamo stati in Svizzera, nella Val Poschiavo, a intervistare Shane Wilson di IMBA Trail Solutions, il dipartimento di IMBA che si occupa di progettare e realizzare sentieri per le mountain bike.

Shane si trovava qui per lavoro, infatti, per conto di IMBA, sta realizzando e manutenzionando sentieri per la mountain bike proprio tra la Valle dell’Engadina e la Val Poschiavo.

L’incontro con Shane per me è stato molto educativo e, proporvi questa intervista adesso, a ridosso della sua venuta in Italia per il primo corso di trail building organizzato da IMBA Italia, è perfetto. Il corso sarà l’occasione giusta per ognuno di noi per imparare qualcosa in più sul trail building ma soprattutto sul trail developing.
Tutti bene o male sappiamo come usare un piccone, una motosega, un badile o un falcetto, ma pochi sanno come sviluppare sentieri per le mountain bike… e in Italia ci sono un’infinità di esempi [ma questa è un’altra storia, n.d.a.].

BiciLive.it: Shane, a te la parola.

Shane Wilson: Ciao a tutti i lettori e le lettrici di Bicilive.it, mi chiamo Shane Wilson e lavoro per IMBA, associazione non governativa americana con quartier generale a Boulder, in Colorado.

Il nostro è un lavoro basato su una mission: fare il bene della mountain bike. La nostra mission è proteggere, preservare e migliorare le avventure in mountain bike, per i mountain biker nel mondo. Uno dei modi con cui lo facciamo è trail solutions, il programma di IMBA per il quale lavoro.

Trail Solutions, praticamente, è il settore di IMBA che si occupa di amministrare, progettare, realizzare e sviluppare tracciati, oltre ad organizzare anche corsi e sentieri didattici.

Questo è quello che faccio io: giro il mondo tracciando, realizzando e sviluppando tracciati, insegnando anche ad altri a realizzare sentieri adatti alle mountain bike e per il mountain biking.

BL: Trail building con IMBA, come è iniziata la tua avventura?

SW: Molte molte molte vite fa lavoravo nei negozi di biciclette. Ho una passione smisurata per le bici e amo la mountain bike; le smontavo e le riparavo e mi piaceva un sacco. Mi piaceva così tanto che una volta ho pensato “un giorno avrò un negozio tutto mio”.
Nel 2004 ho comprato un negozio che ho iniziato a gestire e dirigere. A quei tempi, i clienti che entravano nel negozio mi chiedevano dove si poteva girare e dove erano i nuovi sentieri e cose del genere. Dovevo essere quindi un esperto sui sentieri circostanti dove vivevo, cioè Hood River in Oregon. Allo stesso tempo fui coinvolto anche dal lavoro sui sentieri, curandoli e proteggendoli. Tutto questo mi ha coinvolto in IMBA.

SONY DSC

BL: Secondo IMBA, come deve essere un buon sentiero per la mountain bike?

SW: Per IMBA ogni sentiero è un buon sentiero. Non ci sono “leggi” o regole che dicano che un sentiero debba essere in un determinato modo. Questo è molto importante se si pensa ad un contesto internazionale.
I sentieri, come le persone e le culture, devono avere “gusti” e stili diversi; ma, cosa più importante, devono essere divertenti per i mountain biker. Devono essere impegnativi per i biker più esperti ma devono anche essere facili e divertenti al punto da avvicinare ed appassionare nuovi sostenitori di questo sport; perché più è grande il nostro “gruppo”, più persone avremo che si divertono tutte insieme.

BL: Cosa pensi dello sviluppo dei sentieri sulle Alpi?

SW: Molto spesso, sulle Alpi, le persone che si occupano di sviluppare sentieri per le mountain bike (specie nei bike park) non hanno cambiato la loro mentalità; pensano che fare mountain bike sia come sciare o fare snowboard, pensano che i sentieri siano qualcosa da inserire all’interno di una pista da sci.

E allora guardano in alto, vedono la funivia che arriva in cima e pensano “il tracciato deve venire giù con tante curve fino alla base della montagna, seguendo il percorso della pista”.
Tutto questo può essere divertente in molti casi, ma se questo è tutto e se i sentieri sono tutti così: chi vuole fruire di questi sentieri?
C’è bisogno di sentieri che “attraversino” la montagna, che vadano avanti e indietro lungo il suo versante, che ne mostrino il terreno e le sue caratteristiche, che ne facciano “percepire” i cambiamenti, che mostrino il paesaggio e la località.

A me piace quando i sentieri “raccontano” qualcosa. Mi piacciano quei sentieri con una storia, un’anima, una “personalità“, che iniziano ben al di sopra della linea degli alberi, come sulle Alpi. Mi piace apprezzarne i cambiamenti climatici e tutto il resto.

Come quando parto dalla cima spoglia di una montagna, giù da un sentiero sassoso tipicamente alpino, passo tra i cespugli di alloro, entro nel bosco, le rocce, il sentiero diventa scivoloso, una radice e poi un’altra, mi addentro ancora, pietre e ancora radici. Voglio percepire tutto questo, non voglio che finisca in un istante… VOGLIO GODERMI LA DISCESA!

BL: Cosa fare e cosa non fare quando si lavora ad un sentiero?

SW: Cosa non fare, cosa fare? Beh… la prima cosa da fare quando si inizia a lavorare su un sentiero, è avere i permessi per farlo dal proprietario del terreno o da chi lo gestisce. La mountain bike in molte nazioni nel mondo ha già abbastanza nemici, abbiamo bisogno di più amici. Quindi se stiamo pensando di costruire un tracciato su un terreno privato o su un terreno governativo o pubblico [del demanio, n.d.a.] e non abbiamo i permessi per farlo… stiamo contribuendo ad aumentare i nemici della mountain bike, e non gli amici. Per prima cosa, fatevi dare i permessi.

SONY DSC

BL: Quanto è importante realizzare sentieri sostenibili?

SW: Un sentiero sostenibile è concettualmente quel tipo di sentiero che richiede veramente poca manutenzione. La ragione per la quale bisognerebbe realizzare dei sentieri sostenibili, è che richiedono poca manutenzione; il che vuol dire che le amministrazioni, la comunità o i rider locali che hanno in carico quel sentiero, impiegheranno veramente pochissime risorse per manutenzionarlo. Se puoi realizzare un sentiero di cento metri che non devi mai manutenzionare invece che uno uguale che richiede una continua manutenzione, è meglio, no? Avrai inoltre cento metri di sentiero che non stravolgerai più di tanto.
Naturalmente si possono sempre avere sentieri che hanno bisogno di una continua manutenzione, ma è sempre meglio avere quanti più sentieri possibile da non dover stavolgere più di tanto [e non è detto che un sentiero a basso livello di manutenzione sia sempre un sentiero facile da percorrere; basti guardare quello che abbiamo percorso in Engadina durante la giornata dell’intervitsa, n.d.a.]

BL: È utile separare i sentieri per tipologia di “utilizzo”?

SW: Sì e no. Penso che sia una buona idea, specie in quelle aree dove c’è un’alta intensità di sportivi di vario genere.

Se c’è un grande utilizzo dei sentieri da parte di mountain biker ed escursionisti a piedi, separarli uno dall’altro permette ad entrambi i gruppi di poter godere del sentiero.
Spesso ciò di cui i mountain biker sono alla ricerca sono senteri più orientati al “gravity”: una discesa veloce, ripida e divertente piace a ognuno di noi.
Ma se stai scendendo da un sentiero che è praticato da tanti escursionisti a piedi e non stai attento, potresti fare del male a qualcuno, spaventare le persone e contribuire ad aumentare i nemici della mountain bike. Quindi se si realizzano sentieri specifici si può dare ai mountain biker l’emozione che stanno cercando senza creare conflitti o attriti inutili.

La stessa cosa vale per gli escursionisti a piedi, che magari vogliono camminare fianco a fianco, non vogliono essere disturbati, vogliono stare in silenzio e in pace, per vivere e fruire la natura.
A volte ci capita di lavorare in località dove sono già presenti sentieri fruiti da molti sportivi o magari località che sia i mountain biker che gli escursionisti a piedi vorrebbero visitare, dove quindi c’è bisogno di sentieri “a uso condiviso”.

Penso che sia importante per noi di IMBA mostrare alle persone, a chi gestisce i terreni, ai mountain biker o agli escursionisti a piedi che si possono realizzare sentieri di questo tipo; che sia i biker, sia gli hiker, e magari anche quelli a cavallo e, perché no, in moto possano usare tutti insieme lo stesso trail e coesistere. Ci sono molti modi, e molto efficaci, per costruire sentieri condivisi, divertenti per le bici e sicuri per gli escursionisti a piedi, per rendere tutti felici.
Come ho già detto, sì e no!

BL: In Europa molte località si stanno attrezzando per realizzare sentieri dedicati alle mountain bike. Cosa ne pensi? Quanto e come è interessata IMBA in tutto questo al momento?

SW: In effetti sì, ci sono molti posti che stanno realizzando e sviluppando sentieri per le mountain bike.
Quello che sta accadendo nei resort sulle Alpi, ed anche in Svizzera dove stiamo lavorando in questo periodo, è un po’ un pensiero comune di tutte le località: “vogliamo che i mountain biker vengano nella nostra località e usino i nostri sentieri; abbiamo gli impianti, abbiamo molti sentieri e vogliamo che loro li usino”. Vogliono che la gente pratichi la mountain bike nel loro territorio, usi i loro impianti e i loro sentieri; aprono le porte della località alla mountain bike.

Accade quindi che centinaia e centinaia di appassionati inizino a fruire di questi sentieri e a visitare questa nuova località che ha appena aperto alla mountain bike e i sentieri iniziano a erodersi, perché comunque non sono stati realizzati, o comunque sviluppati, per un utilizzo ricreativo in mountain bike o comunque per accogliere così tanti visitatori. Magari sono sentieri tracciati dalle mucche o più semplicemente realizzati dai locali per salire e scendere dalla montagna; insomma, sentieri che vedono raramente un paio di escursionisti a piedi camminarci sopra, sentieri che si usurano facilmente con il passaggio di centinaia e centinaia di rider ogni giorno.
Questo è l’errore che spesso molti resort commettono.

Quello che bisogna fare è progettare e pianificare per prima cosa una buona rete di sentieri [facendosi la domanda: cosa si vuole realizzare e per che tipo e quantità di utenza lo si vuole fare? n.d.a.] per poi andare a realizzare e sviluppare altrettanti ottimi sentieri.
Non ci sono molti posti che stanno facendo questo nelle Alpi; non ci sono località che stanno realizzando dei buoni sentieri per mountain bike ai quali poter accedere con gli impianti di risalita e di cui poter fruire.

BL: Come nasce un progetto e come sviluppate i sentieri per una località?

SW: Ogni progetto è diverso. Solitamente noi partiamo da sentieri già esistenti, che magari prima percorriamo in mountain bike per conoscerne le caratteristiche e studiarne i vincoli e le opportunità, sviluppando le soluzioni strada facendo.
A volte la soluzione per alcuni sentieri è un costruire un trail ex-novo, con dei nuovi tratti e nuove caratteristiche, perché magari il sentiero è troppo eroso o ha ceduto o presenta altri tipi di problemi. Quindi lo andiamo a ricostruire da zero.
Il più delle volte progettiamo e pianifichiamo intere reti di sentieri per alcune aree.

Valutiamo i sentieri già esistenti tra “buoni e cattivi” a tavolino, sulla cartina, disegnando le nuove parti e collegandoli tra di loro, in modo da andare poi da chi ci ha commissionato il lavoro ed esporre le nostre valutazioni: “qui abbiamo bisogno di aggiungere questa parte; qui dobbiamo fare un nuovo sentiero, e anche qui; qui magari possiamo sistemarlo e fare in modo che tutti i sentieri, vecchi e nuovi, siano collegati tra di loro per realizzare un posto fighissimo dove girare in mountain bike”.

SONY DSC

BL: Consigli per i trail builders “amatoriali”?

SW: Beh, ogni persona che realizza sentieri è un “amatore” in qualche modo; cioè ognuno di noi è in grado di realizzare un sentiero per mountain bike… anche le mucche ne fanno! Ma per fare dei buoni sentieri per mountain bike bisogna “ascoltare” il proprio cuore e confrontarsi con altri builder in modo da poter apprendere quelle che sono le “regole base” per realizzare veramente dei buoni sentieri per mtb.

La prima regola da imparare è NON costruire tracciati che scendano dritti giù dalla montagna. Realizzate sentieri che sfruttino il versante della montagna ed il suo dislivello; se lo farete l’acqua piovana non seguirà il vostro sentiero danneggiandolo.

Costruite sentieri che vadano “su e giù” e avanti e indietro allo stesso tempo; pensate ad un surfer sulla sua onda, cercate di fare dei sentieri che facciano questo movimento [mima con la mano il gesto del surfer sull’onda, n.d.a.]; anche se sono rocciosi, stretti e approssimativi, dovete cercare di fare dei sentieri che abbiano queste caratteristiche. Costruite sentieri con sapienza ed intelligenza.

BL: IMBA organizza corsi per il trail building?

SW: Certamente, IMBA organizza dei corsi sul trail building in tutto il mondo e per ogni livello, da quello base fino ai trail builder professionisti, comprese delle lezioni su come usare gli scavatori e tutto il resto.
In Canada e negli Stati Uniti abbiamo organizzato centinaia di corsi, come del resto anche in molte altre parti del mondo ed anche in Europa e in Italia.

Per anni siamo stati impegnati su questo fronte per avere l’opportunità di organizzare corsi di trail building in Italia; finalmente la collaborazione è iniziata con il corso di Porretta Terme (BO), perché la nostra mission, il nostro scopo, è quello di formare quanti più trail builder possibile nel mondo.

In Italia ci sono già degli ottimi costruttori ma abbiamo bisogno di altri trail builder e non solo, abbiamo bisogno che siano sempre di più, in modo che ci potranno essere più sentieri dove poter girare in mountain bike.

Grazie e buon trail building a tutti!

A proposito dell'autore

Stellette per vocazione ASD Emissioni Zero per passione. La montagna ce l'ha nel sangue, la passione per la mountain bike lo accompagna fin dalla prima adolescenza. Amante della promozione del territorio e dello sport senza cronometri, organizza eventi promozionali fatti di riding e sfottò tra compagni di pedalate, magari conditi con cucina locale e innaffiati con una una bella birra. "Born Into the Wild"