Nei tempi antichi Atlante era un Dio greco che viveva nel Mare Mediterraneo; era un titano che si batteva contro altri giganti e un giorno, dopo aver perso un’importante battaglia, andó a nascondersi sulle sponde dell’Africa: quando si distese per dormire, posó la testa in Tunisia e allungó i piedi fino a Marrakesh.
 Il letto era cosí comodo che non si sveglió mai piú e diventó montagna. La neve visitava Atlante regolarmente ogni anno per mesi e lui pareva felice di sentirsi i piedi bloccati nella sabbia del deserto e ammiccava ai passanti la sua regale prigionia.

Verse

il viaggio

“Attraversare questi posti ci ha restituito la magia di questa leggenda.”
Il 16 Novembre abbiamo terminato il Coast2Coast Marocco, qui tra l’Atlante e il deserto  del Sahara ad ammirare questa terra meravigliosa piena di sorprese, di meraviglie, di vita, di storia. Diciotto biker a pedalare, due fuoristrada, su cui viaggiavano le “non biker” (le compagne di due biker) e non (ci alternavamo io e Franco e lo “stanco” di turno) e Hassan, il nostro local partner “guida di montagna”, e il furgone che trasportava la cucina da campo e i bagagli, dal nord al sud del Marocco. 
Siamo passati da scenari totalmente desertici a giardini dell’Eden, da immensi massicci di pietra basaltica, frutto di eruzioni vulcaniche preistoriche a fiumi che attraversano prati verdissimi.
Venire in Marocco é lasciarci l’anima, t’incanta, ti possiede.
 Spazi sconfinati dove si accavallano immagini di territori diversi: ora ti sembra l’Arizona, ora il Kenya, poi ti sembra di stare sulla Luna, fuori dal mondo…
 Siamo arrivati fin verso sud, verso il deserto: Zagora, il crocevia del Marocco ai margini del Sahara, paese ricchissimo, una metropoli nel deserto. Poi, ancora piú a sud fin dentro l’Africa intensa fatta solo di sabbia, fango e paglia, quella di Ait Isfoul, lì dove inizia il Sahara e dove ancora palmeti e orti declamavano vita.


Refrain 1

la prima tappa

Il nostro viaggio è partito da Marrakech, giorno 9 Novembre; la mattina, recuperati gli ultimi arrivati all’aeroporto e fatto un pranzetto veloce, alle 2 locali, caricate bici e bagali sui fuoristrada e sul furgone, si è partiti: prima tappa transfer per Ourzazate sull’Atlas, 1200 mt slm, la Cinecittà marocchina.

Refrain 2

la seconda tappa

La mattina presto nuovo transfer di 30 km fino a Toundout, poi in bici per 72 km attraverso il deserto di pietra, la Valle del Dades per arrivare a  Boutghrar. L’impatto con il Marocco in bici è stato immediatamente affascinante: la grande distesa del deserto di pietra, gli altissimi Jebel i massicci che accompagnano sempre l’orizzonte, i fiumi, oued,  che abbiamo attraversato, i giardini, lasciano tutti stupiti.

Refrain 3

la terza tappa

Il giorno successivo pedaliamo verso le vette dell’Atlas del sud. Ci dirigiamo attraverso la pista di Tagdlite, un piccolo villaggio ai piedi del Jebel Saghro, per iniziare la scalata al passo di Tazazert fino a 2400 mt. Una lunga salita che ci ha portato sul tetto del Marocco, una distesa a perdita d’occhio di orli dei massicci uno dietro l’altro, a schiera. Uno scenario che ti riporta indietro di millenni e millenni. Una discesa di 15 km ha poi chiuso la nostra giornata in bici: abbiamo raggiunto Do Bab Alì dove restiamo ospiti tra stanze e tende in un Auberge solitario in mezzo al nulla.


Refrain 4

la quarta tappa

La quarta tappa è tutta in quota, si arriva a N’Koub dopo solo 43 km attraversando tutto il Jebel Saghro, la Valle del Sittie tra splendidi giardini, gole e picchi rocciosi che tanto assomigliano ai panorami dell’Arizona, dello Utah del Sud-Ovest degli USA. Una sorpresa per tutti, una meraviglia che ci lasciava spiazzati chilometro dopo chilometro. Siamo presto nell’albergo della nostra meta e il pomeriggio è un relax per il gruppo che ne approfitta chi per fare un giro nel paese chi per fare un “hamman”, la sauna marocchina. Ci avviciniamo al deserto e il fondo si fa misto a sabbia, pietra e sabbia.

Refrain 5

la quinta tappa

La successiva meta è Zagora, il crocevia al sud per il Sahara, una città ricchissima nella Valle del Draa, attraversata dal fiume M’hamid, che ci accoglie con il suo immenso palmeto da datteri. Alcuni dei partecipanti, stanchi di tajine e couscous e inorriditi dagli scotti spaghetti serviti in bianco nella mafaradda (il piatto basso e largo) e il sugo a parte sono scappati in città alla ricerca di una pizza…

Un territorio per conoscerlo devi gustarlo, così l’altra metà del gruppo si accontenta e ripulisce il sugo a scarpetta..!

Refrain 6

la sesta tappa

L’ultima tappa è una lunga avventura tra deserto, canyon, e palmeti: il gruppo si separa, la lettura del gps viene interpretata piuttosto che letta: la troppa sicurezza. Una piccola parte del gruppo di biker taglia per  giardini e piantagioni di palme, il resto del gruppo attraverso i villaggi arriva nella nostra oasi del deserto: Ait Isfoul. Quella che abbiamo visto in questa tappa è un’Africa selvaggia, fatta di poche cose: un susseguirsi di note silenziose che prendono la forma con fango e paglia, e di pozzi d’acqua nel nulla, di ruderi, di oued, di dune, di kasbah… E villaggi piccoli e grandi, pieni di vita, con rigogliosi giardini coltivati a palme da dattero e ortaggi. E poi, la notte nella tenda sotto milioni di stelle.

Outro

il ritorno a Marrakech

L’indomani mattina, colazione ai piedi di un’alba fantastica orlata di immense dune di sabbia. Un lungo viaggio in minibus ci ha riportato a Marrakech. I ricordi di tutti i partecipanti sono un loop di immagini di paesaggi incredibili, di bambini scalzi che ti inseguono chiedendoti “bon bon” e “stylo”, dei fiumi, degli immensi palmeti, di pedalate al centro di crateri millenari dal diametro di di chilometri a decine e decine, dei villaggi che la stessa Terra ha edificato, dei prosperi stupefacenti giardini nel deserto, delle rocce rosse come fosse Arizona, del mercato a Tamegroute…

E poi, l’ultima sera a Marrakech. La piazza magica di Jemaa al Fnaa, la Medina, e i souk.

Solo

Marrakech

Marrakech, una città magica, impossibile.
In questa città s’incontravano miti e leggende dei neri e dei bianchi, le lingue si mescolavano e le religioni si scontravano, mettendo alla prova la loro permanenza contro il silenzio intatto delle sabbie danzanti. Marrakech era il luogo sconvolgente dove i pellegrini scoprivano che anche il corpo era un dio, e che tutto il resto, compresa l’anima e la ragione, con tutti i loro sacerdoti autoritari, poteva sbiadire e scomparire del tutto, quando il suono dei tamburi fendeva l’aria. I viaggiatori riferivano che, quando la diversità delle lingue non permetteva la comunicazione, a Marrakech, la gente danzava.
Mi piace l’idea di una città dove la musica e la danza prendono il posto delle parole, ogni qualvolta queste falliscono nel creare legami.
E’ proprio questo che ho visto accadere in Piazza Jemaa al Fnaa e alla medina. Ho camminato un pomeriggio intero tra i souk, nelle concerie, tra i vicoletti illuminati da luci seppia e da magici colori del cielo. Bancarelle di dolci, di fichi d’India, che per 5 dirham (0,50 €) ti fermi e assaggi una fetta di torta buonissima, i mandarini, il tè, e parli con loro in qualsiasi lingua, col tono della voce, col suono ci si capisce. E i bambini, che giocano a calcio nel covo degli ultràs Crazy Boys del Kawkab Marrakech, e il bambino con la maglietta nerazzurra di Milito, che non vuole farsi fotografare ma che ride, perché lo sa che è un gioco. E le donne che si nascondono il viso e il barbiere che mi guarda male e che “no la foto no!”. E il biciclettaio surreale.
E la sera quando dopo 25 km di camminare sono arrivato in piazza i canti i suoni, i balli, i tamburi le chitarre i flauti… Mi è sembrato di recitare la parte della comparsa in un film, un mega set cinematografico di cui ho fatto parte e di cui ricordo e rivedo i fotogrammi come in un sogno con la sua colonna sonora.

Hook

ringraziamenti


Un grazie a tutti proprio tutti i partecipanti provenienti dalle Alpi alla Vucciria passando per il G.R.A.! E grazie ad Hassan e al suo staff di autisti e cuochi di Trekking Randonée

Tappe

Giorno 1 Marrakech
- Transfer to Ourzazate (5h Minibus)
Giorno 2 Toundoute
- Boutghrar (72 km)
Giorno 3 Boutghrar – Do Bab Ali (70 km)
Giorno 4 Non Ali Bab – N’Koub
 (42 km)
Giorno 5 N’Koub – Zaouit Tafetchna – Bani Zouli – Zagora (72 km)
Giorno 6 Zagora – Ait Isfoul (68 km)
Giorno 7 Transfer to Marrakech
 (7h Minibus)

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A proposito dell'autore

Da sempre un grande appassionato di natura e bici e accanito difensore dell’ambiente. Lavora come organizzatore di bike tour con il suo Coast2Coast in tutta l'area del Mediterraneo, inoltre da anni collabora come freelance per alcune delle più importanti riviste di mountain bike italiane.