Si comincia con Tom “Pro” Prochazka della “Whistler Gravity Logic”. Diciamo che Tom è un po’ il “trail building itself” essendo colui che ha messo mano a quello che di sicuro è il primo bike park resort nel Mondo: Whistler, la Mecca dei “gravity mountainbikers” di tutto il globo.

Nell’era della comunicazione via internet e dei social network, siamo riusciti a metterci in contatto con questo “guru” e abbiamo fatto 4 chiacchiere ponendogli delle semplici domande.

Prima di cominciare a leggere, guardatevi il video girato da Dusan di CamerideCZ e sognate un po’ anche voi quei posti come abbiamo già fatto noi.

MA: Chi è Tom “Pro”, introduci i nostri lettori nel tuo mondo

TP: Nato nella Repubblica Ceca, ci trasferimmo in Canada nel 1968; sono cresciuto gareggiando con gli sci (ho gareggiato anche in Italia, in qualche gara), poi ho conosciuto la mountainbike nel 1981 nel North Shore in Canada, dove sono cresciuto. Nel 1991 mi trasferii a Whistler. Sono sposato e ho 2 figli, ormai adulti.

Tom-Pro-with-his-daughter_Photo-Curtesy-The-Pro-Family

MA: La passione per il mountain bike ed il gravity, dove e come è iniziata? Qualcuno a cui dare la colpa?

TP: Ho comprato la mia prima mountainbike nel 1981 presso il negozio “The Cove Shop”, era una Specialized Stump Jumper. Ho ancora quella mountainbike. Possiamo dare la colpa a loro!!!

Poi è arrivato il trail building, dove ha avuto inizio e in che modo?

Ho sempre avuto una innata passione per la realizzazione e la “costruzione” di strutture in legno o semplicemente ponti e collegamenti in legno sui sentieri. Poi nel 2001 ho iniziato a lavorare per il “Whistler Mountain Bike Park” e da li ho cominciato realmente ad occuparmi di “Trail Building” con tutti gli annessi e connessi.

Quando è diventato il tuo lavoro?

Sempre nel 2001 cominciando a lavorare nel bike park di Whistler

Hai mai partecipato ad un workshop, o ad un corso o seguito delle linee guida di qualcuno?

Sono stato fortunato perchè ho sempre lavorato con persone altamente qualificate e preparate nel “trail building”, che poi sono I miei soci e partner nella società “Gravity Logic”. Abbiamo imparato mentre lavoravamo, mano a mano che andavamo avanti con i lavori sui tracciati del bike park. La nostra passione per il riding è stata la cosa più importante perchè ci ha permesso di capire le tipologie di tracciati sui quali gli appassionati volevano e vogliono tutt’oggi girare. La B-Line è stato il primo tracciato costruito completamente con l’aiuto di macchinari, perchè pensavamo che sentieri “fluidi e disinvolti” potessero attirare più gente. Poi abbiamo avuto bisogno di creare un’azienda, perchè la cosa si faceva “grossa”. Poi abbiamo realizzato la A-Line, perché pensavamo che I rider volessero saltare con le loro mountainbike per il downhill. Abbiamo imparato dall’esperienza sul campo, non c’erano a disposizione corsi per imparare. Abbiamo imparato come rispettare l’ambiente dove stavamo costruendo consultandoci con il pianificatore responsabile ambientale della società “Whistler/Blackcomb” e costruendo tracciati che fossero adatti all’ambiente e che richiedessero una minima manutenzione. Abbiamo commesso anche molti errori, dai quali abbiamo sempre imparato qualcosa.

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Durante la progettazione e la realizzazione di un tracciato, con quale tipo di “lavorazione” ti trovi più a tuo agio? Cosa ti esprime al meglio?

Mi piace costruire ogni tipo di tracciato, dai tracciati con salti costruiti con l’aiuto di escavatori al “single track” lavorato a mano. Ultimamente stiamo usando degli scavatori molto piccoli per realizzare dei “single track” che sembrano poi realizzati a mano.

Cosa te ne sembra della scena Europea, in particolar modo dell’Italia? Naturalmente in termini di bike resorts e di sviluppo dei bike parks. Qualche suggerimento per i nostri addetti ai lavori?

La scena italiana non mi è molto familiare, ma comunque i bike park europei in genere attraggono difficilmente appassionati di basso o medio livello, perchè non sembrano adatti a tutte le tipologie di riders; in questo modo non si aiuta il nostro sport a crescere. Molti bike resort o bike park, potrebbero riscuotere ancora piu successo se non fosse così. Il problema è che se il bike park non attrae riders di livello basso o medio, quindi riders che si sono avvicinati da poco alle discipline più gravity della mountainbike, non ha ricambio di gente, quindi non incassa tanti soldi e non può investire in nuovi tracciati né tantomeno nella manutenzione regolare di quelli esistenti. Molti trail builder europei non hanno l’esperienza necessaria per disegnare e costruire bike parks di successo. I manager dei resorts europei, dovrebbero ingaggiare professionisti del settore i quali assicurerebbero un lavoro di livello superiore. In questo modo, il trail builder locale avrebbe anche la possibilità di imparare dal professionista a costruire i tracciati e a mantenerli regolarmente, come potrebbe imparare le varie operazioni alla base della promozione del bike park. Questo metodo ha funzionato veramente bene negli Stati Uniti ed in Svezia. Loro hanno sperimentato questo modo di lavorare e di operare nel settore, e adesso hanno dei bike parks di successo.

Tom-Pro-Designing-the-Top-of-the-World-Trail-with-his-son_Photo-Curtesy-The-Pro-Family

Il posto più bello che hai visitato con il pensiero “questo sarebbe il Paradiso da sviluppare” ?

Le alpi, mi piacerebbe realizzare un bike park in un resort ad hoc nelle Alpi, possibilmente in Italia, perchè ci sono delle località naturalisticamente parlando stupende, molte delle quali a ridosso di città decisamente popolate. Un bike park pianificato, disegnato, progettato e costruito in modo appropriato, sarebbe sicuramente un gran successo. Il nostro sport sta crescendo e ciò di cui c’è veramente bisogno è qualcosa come “Whistler Mountain Bike Park”. E’ perfettamente realizzabile.

La località più difficile e quella piu facile da realizzare?

Il bike park più difficile da realizzare è stato a Steven Pass nello Stato di Washington negli Stati Uniti d’America, perchè l’area dove è stato realizzato è molto rocciosa. Abbiamo dovuto usare esplosivo per 2 settimane ogni giorno. Alla fine è uscito un bel lavoro, abbiamo imparato molto da questa esperienza ed è venuto fuori un posto carino dove divertirsi e girare con gli amici!
Il posto più semplice è stato il Jarvso Bike Park in Svezia perchè i locali sono persone veramente semplici con le quail avere a che fare, gli operatori degli escavatori sono super preparati ed il terreno è veramente interessante. Siamo riusciti a realizzare dei tracciati unici qui.

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Il risultato nella tua carriera che più ti ha soddisfatto?

Penso il “Top Of The World Trail” a Whistler, che io ho disegnato e che Gravity Logic ha costruito. E’ un tipo di tracciato del quale può godere una grande varietà di appassionati, anche gli stessi neofiti.

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto?

Gravity Logic è molto impegnata in questo periodo. Nel 2013 abbiamo realizzato cinque nuovi bike parks negli Stati Uniti e chilometri di nuovi tracciati in bike parks già esistenti. Questa è la tendenza con cui continuare nel futuro. Provo molta soddisfazione nel vedere nuovi riders avvicinarsi allo sport, specialmente donne e bambini. Vedo molte famiglie girare nei nostri bike parks. Sta diventando un pò come lo sci e lo snowboard, e questo è importante.

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A proposito dell'autore

Stellette per vocazione ASD Emissioni Zero per passione. La montagna ce l'ha nel sangue, la passione per la mountain bike lo accompagna fin dalla prima adolescenza.