Crescere è bello

Se ne parlava ormai da qualche mese e le spyshot di Jerome Clementz all’Enduro World Series ne avevano dato conferma. Cannondale regala alla sua bestia da gara un pollice e mezzo di rotondità e la fa entrare di prepotenza nel mondo delle 650b. Teatro di questa anteprima e presentazione è il Bike Festival di Riva del Garda, l’evento che ogni anno sposta mezza Europa su ruote in questa stupenda location, ormai famosa per i suoi trail tecnici e rocciosi.


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Foto Credit: © Cristiano Borghi

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Non stiamo parlando solo di un aggiornamento di dimensioni, infatti Cannondale porta al debutto la Jekyll 27.5 Carbon con una nuova forcella, la Lefty Supermax Carbon 160, monostelo doppiapiastra che ha caratterizzato negli anni il brand californiano e che punta a prendersi una bella fetta di mercato anche nella categoria enduro 650b. Della bici troviamo infatti quattro allestimenti, due carbon e due alu. Sui primi troviamo la Lefty mentre sui secondi, quella che è diventata ormai la dominatrice del mercato, la Rock Shox Pike.

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Foto Credit: © Cristiano Borghi

Una importante modifica sulle geometrie, dove l’angolo di sterzo scende da 68° a 67° in un’ ottica più discesistica, e il tubo piantone passa da 73,6° gradi a 74,9°, garantendo una posizione migliore in pedalata. Inoltre sono stati modificati i perni, rendendoli davvero oversize, e i cuscinetti del carro ora sono più grandi e montati all’ interno del telaio e non sul carro, aumentando notevolmente la rigidità laterale. Foderi bassi di 440 mm e passo totale 1180 mm in taglia M.

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Foto Credit: © Cristiano Borghi

Ogni taglia ora presenta una lunghezza del tubo sterzo diversa, così da avere un’altezza a terra proporzionata per ogni rider. Il cuore di questo modello resta sempre l’ammortizzatore Fox DYAD RT2, che offre una doppia piattaforma a livello di escursione, andando a modificare le geometrie a seconda del setting. Possiamo infatti avere 90 mm di escursione posteriore molto sostenuta che tiene l’altezza da terra e quindi gli angoli simili ad una bici da xc, perfetti per le risalite e nei rilanci, mentre con un semplice clic sul comando al manubrio ci troviamo con 160 mm molto lineari che diventano progressivi solamente nell’ultimissima parte dell’affondamento, portando l’angolo di sterzo e conseguentemente l’altezza da terra a quote molto più sfruttabili in discesa.


Foto Credit: © Cristiano Borghi

L’ammortizzatore rimane con la doppia regolazione del ritorno separata per ogni escursione. Per la Lefty invece abbiamo la regolazione del precarico con una valvola Schrader posta in fondo allo stelo, invece troviamo il rebound sulla testa della forcella che costituisce anche il lockout (praticamente completo) premendo la sua ghiera o sbloccandola schiacciando il pulsante azzurro al centro di essa. Ingegnoso ma devo dire non comodissimo da azionare pedalando.
Per questa prova la Jekyll ci è stata fornita con un montaggio top di gamma, gruppo completo SRAM XX1, ruote Wtb Team Issue Cts montate con mozzo Lefty SM anteriore e DT Swiss 350 (perno da 142 mm) al posteriore, reggisella Rock Shox Reverb Stealth e freni Magura MT6.

First Ride

Avevo provato per qualche giorno la Jekyll 26″ quando era uscita e l’avevo trovata davvero polivalente e pronta a qualsiasi utilizzo. Con la 27.5″ non posso che confermare queste impressioni. Appena saliti in sella si capisce quanto sia pedalabile. La piattaforma DYAD infatti rimane davvero stabile e le dispersioni anche stando in piedi sui pedali sono minime per una bici di questa categoria. Per la Lefty invece, è bastato un click per trovarmi con una rigida. La Ponale, la strada bianca che sale da Riva fino a Pregasine me lo sono lettaralmente “mangiato”. Ma è proprio qui che comincia il divertimento. Sbloccato ammo e forcella mi butto in un trail davvero perfetto per capire al volo questo nuovo gioiello: rocce fisse ovunque e gradoni intervallati da piccoli tratti medio veloci mettono subito alla frusta forcella e telaio. La precisione di guida della forcella mi colpisce tanto quanto la sensazione al posteriore di avere escursione “illimitata”. Il telaio in carbonio Ballistic fa la sua bella parte in questo insieme lavorando all’unisono con gli altri componenti. Il passaggio a 27.5″ delle ruote non fa altro che aiutare sullo scassato e l’effetto “cuscino” sulle rocce si avverte parecchio, senza dare nessuna limitazione però sul guidato. Come avevo notato per la 26, la nuova Jekyll è sincera sin da subito e si fa portare al limite con facilità, donando sicurezza a chi la guida. Il diametro ruota aiuta ancora di più nei rilanci e in uscita rendendola davvero veloce. L’unica nota dolente sono stati i freni, di certo non all’altezza di questo modello. Questi Magura MT6 mi sono sembrati davvero poco modulabili, dandomi la sensazione di richiedere molta forza sulle leve per avere una buona frenata e andando al bloccaggio senza quasi accorgermene. Spero sia solo stato un problema di pastiglie e non dell’impianto.

La Jekyll 27.5 Carbon entra con prepotenza nel mercato proponendo un mezzo davvero polivalente, ottimo sia per il rider che cerca l’all mountain a tutto tondo, sia per quello che cerca il mezzo perfetto per le gare di enduro.

Ci vorrà di sicuro un test più approfondito e prolungato per capire al meglio pregi ed eventuali difetti di questa new entry. State sintonizzati per le prossime news!

A proposito dell'autore

Andrea Ziliani è un appassionato di ciclismo a tutto tondo. Corre su strada dalle categorie giovanili e da qualche anno anche in enduro. E' appassionato di motori, fotografia ed ogni cosa che riguarda la meccanica e la velocità