Il Ciocco in Toscana è una grande tenuta privata di 600 ettari che si estende tra Barga e Fosciandora, al confine tra media e alta Valle del Serchio in provincia di Lucca.

Probabilmente i giovani appassionati non hanno mai sentito questo nome ma per chi ha qualche capello grigio e ha iniziato la mountain bike ai suoi albori, il Ciocco ricorda un evento di altissimo prestigio: i Campionati Mondiali di MTB cross country e downhill del 1991.

foto della partenza della gara xc al ciocco nel 1991

La partenza della gara XC al Ciocco nel 1991.

I Campionati Mondiali di MTB 1991 al Ciocco

La mountain bike nacque negli anni Settanta in California.

Diventò famosa a livello globale negli anni Ottanta diffondendosi dagli Stati Uniti fino in Europa e oltre.

Dal 1986 furono indetti tre campionati mondiali ma nessuno sotto l’egida dell’UCI, l’Unione Ciclistica Internazionale, l’organo che dal 1900 regola il ciclismo sportivo a livello mondiale.

In quel periodo la MTB passò gradualmente dall’essere la “novità del momento” ad un’autentica rivoluzione per il ciclismo, anche per quanto riguarda l’innovazione e lo sviluppo di tutti i materiali e i componenti che queste bici richiesero e continuano a chiedere.

In Italia, grazie all’intraprendenza del Ciocco Sporting Club, arrivò per la prima volta una competizione mondiale sancita dall’UCI in un’epoca in cui nello Stivale c’era molto fermento ma le gare di rilievo erano solamente cinque o sei all’anno.

Gli UCI Mountain Bike World Championships si svolsero quindi al Ciocco nel 1991 e furono la seconda edizione in assoluto al mondo dopo l’esordio a Durango (USA) nel 1990. Si corse in tre categorie per ogni disciplina, Junior, Senior e Veteran, per dodici titoli iridati complessivi.

Fu la prima edizione a svolgersi non solo in Italia ma anche in Europa, secondo il principio dell’alternanza tra Paesi europei ed extraeuropei che caratterizzò il succedersi delle sedi ospitanti nei primi anni dei mondiali di mountain bike.

foto della mtb di philippe perakis del 1991

La bici di Philippe Perakis, “l’astronauta” svizzero, usata al Ciocco: la mitica Cilo full a doppia sospensione ATZ.

La kermesse internazionale si disputò tra il 30 settembre ed il 6 ottobre 1991 sui percorsi del Ciocco preparati per l’occasione.

Lo staff organizzativo della Ciocco, grazie all’esperienza raccolta in anni di eventi sportivi in svariati settori, si preparò al meglio: l’anno precedente viaggiarono fino a Durango alla prima edizione dei Mondiali MTB per conoscere tutti i dettagli e valutare la fattibilità di un evento di tale caratura.

E fu così che alla fine l’UCI diede il benestare, con la soddisfazione della Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.), per far svolgere i Campionati Mondiali al Ciocco, località da anni impegnata nel promuovere lo sport e la valorizzazione turistica del territorio. Il Ciocco era una delle tre candidate, assieme a Valtellina e Trentino, a poter ospitare un tale evento.

La manifestazione fu un successo: 1.100 atleti provenienti da 20 Nazioni diverse e 6.000 persone paganti come pubblico. Fu la prima gara in diretta RAI in televisione nel campo delle mountain bike.

Fu una settimana di giornate all’insegna delle “ruote grasse” in un’atmosfera umana e partecipe, grazie a questa comunità che viveva per diverse ore al giorno all’interno della tenuta del Ciocco con lo scopo finale di far stare bene la gente e gli atleti.

Infatti, pur essendo la prima edizione in Italia, al Ciocco non mancò nulla: la cerimonia di inaugurazione, gli inni nazionali, la presentazione dei team delle varie Nazioni e addirittura una canzone dedicata ai mondiali di MTB.

foto dello statunitense Greg Herbold

Lo statunitense Greg Herbold in sella alla Miyata Koga con cui vinse i primi MTB World Championship della storia che si svolsero a Durango, in Colorado (USA).

Downhill e cross country con la stessa bici

All’inizio degli anni Novanta downhill e cross country erano molto diversi da quello che conosciamo oggi, i percorsi erano meno tecnici in entrambe le specialità, soprattutto nella discesa: dimentichiamoci i salti da 15 metri e le sponde che si vedono oggi nelle gare moderne.

Si correva sia nel DH che nell’XC senza troppe distinzioni e gli atleti utilizzavano spesso la stessa bici per entrambe le discipline, cambiando o modificando all’occorrenza la forcella rigida utilizzata nell’XC per montare (chi poteva) una forcella ammortizzata nel downhill (con pochissima escursione per quello che è il nostro standard oggi, solo 30 o 40 mm) e abbassando un po’ la sella.

Telai in acciaio o titanio, freni cantilever a pattini (neanche i V-brake, nati nella metà degli anni 90), triple guarniture anteriori, appendici ai lati delle manopole, manubri strettissimi da 60 cm per sfruttare al massimo l’aerodinamicità o, come i pro Ned Overend e John Tomac, manubri da corsa per non variare l’assetto dalla bici da strada, essendo anche corridori su strada. Un altro mondo, per capirlo guardate questo video.

Tre italiani sul podio al Ciocco 1991

Le due gare disputate al Ciocco, downhill e cross country, videro tra i vincitori ben tre rider italiani: nella discesa l’inossidabile Bruno Zanchi conquistò la maglia iridata negli Junior.

foto di giovanna bonazzi negli anni 90

Giovanna Bonazzi con la maglia della Nazionale italiana.

Nelle donne Senior vinse Giovanna Bonazzi, della quale tra i suoi successi ricordiamo l’inserimento nel 2017 nella Hall of Fame della MTB in America assieme a Paola Pezzo e ben 4 campionati italiani, 3 europei, 1 bronzo europeo cross country, 2 titoli mondiali e recentemente un titolo mondiale Master nel 2016 e la vittoria nel circuito e-enduro 2017.

Giovanna Bonazzi oggi, sempre in sella ma con il figlio Eddy, incontrata in un bike park.

Giovanna Bonazzi oggi, sempre in sella ma con il figlio Eddy, giovane promessa della MTB. 

Negli uomini Senior del downhill salì sul podio lo svizzero Albert Iten, mentre nelle donne Veteran del cross country arrivò sul gradino più alto del podio Maria Canins, una ex campionessa sciatrice e ciclista molto eclettica che su strada negli anni Ottanta vinse anche il primo Giro d’Italia al femminile e due Tour de France.

Nell’XC Senior invece vinsero la leggenda americana John Tomac (che arrivò secondo nel downhill) e la sua connazionale Ruthie Matthes.

In questo video potete vedere la bici che Bruno Zanchi ha portato sul podio e quello che è il Ciocco ai giorni nostri in una bella intervista.

Il Ciocco oggi

Il Ciocco nel 2019, a quasi trent’anni di distanza dai Mondiali del 1991, si ripropone come destinazione di primo piano per la mountain bike e tutto ciò che concerne le ruote grasse, con l’obiettivo e l’ambizione di esserlo nuovamente anche a livello internazionale.

Si sono infatti appena svolti il Campionato Europeo e la Coppa del mondo di bike trial, così come altre gare nazionali di XC e pumptrack al Ciocco tra cui la Coppa Italia Giovanile XC.

foto panoramica del ciocco

L’ingresso del parco del Ciocco è a 280 metri d’altezza e i 600 ettari di bosco si estendono fino ai 1.273 metri della sommità del Monte Uccelliera.

Verso i 600 metri di altitudine si scorgono nel bosco le casette rustiche in cui trascorrere giornate in totale libertà e serenità, che in estate fanno parte della sede del Ciocco Ragazzi e ospitano gruppi di giovani nei vari ritiri sportivi grazie ai due campi da calcio, una palestra per volley o basket, una pista di atletica e campi da tennis.

A 800 metri si trova il Ciocco Bike Circle dove, spostandosi nelle diverse aree, gli appassionati della mountain bike a tutti i livelli possono praticare cross country, enduro, downhill e pump track, quest’ultima disciplina nella Evolve Pump Track, la più grande pista al coperto d’Italia.

foto dell apumptrack del ciocco

La pump track Evolve al coperto del Ciocco è la più grande d’Italia.

Per l’XC è presente un tracciato olimpico di 3700 metri di lunghezza con un dislivello di 207 metri realizzato nei pressi del campo da calcio.

Più su, dalla cima della tenuta scendono due nuove linee, due trail enduro di circa 4 chilometri di lunghezza che intersecano tour e percorsi mappati per oltre 40 km.

Il Ciocco è anche Easy family, per chi vuole pedalare con la famiglia in totale tranquillità su percorsi escursionistici tra prati, ruscelli e borghi storici.

Per soggiornare sono presenti chalet, alberghi, appartamenti con deposito bici e officina e ristoranti come la Locanda Alla Posta o la più caratteristica Taverna dello Scoiattolo.

Insomma, c’è tutto per poter vivere un weekend o una vacanza in sella alla propria bike, assaporando l’enogastronomia locale in un luogo che ha fatto la storia della MTB.

Per avere maggiori informazioni vi invitiamo a consultare il sito del Ciocco Bike Circle e il sito de il Ciocco, o di contattare direttamente la struttura al numero 0583.719401 oppure alla mail: sport@ciocco.it.

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A proposito dell'autore

Patito delle due ruote fin da bambino, bmx, motocross, le prime mtb. Dal 2007 sui campi di gara enduro e downhill in tutta Italia, dal 2013 è istruttore di mountain bike presso Gravity School. Con BiciLive fin dall'inizio, la bici è il suo pane quotidiano!