Cannondale // Jekyll 27,5" 2015
Costruzione
Allestimento
Appoggi
Salita
Discesa
Scatto/Rilancio
4.9Il nostro voto
Voti lettori: (57 Voti)
Prezzo6.799 €

Questa Jekyll, più che la trasformazione maligna su due ruote del famoso dottore londinese, sa essere “mostruosa” e dannatamente efficace in entrambe le sue forme

Il 2015 è già qui in casa Cannondale e la portacolori del mondo enduro per il marchio Californiano, vincitrice dell’Enduro World Series 2013, cresce fino a 27 pollici e mezzo. La stretta collaborazione nello sviluppo con Jerome Clementz ha portato all’introduzione di svariate novità, amalgamate ad hoc per unire prestazioni e versatilità in quella che promette essere l’arma da gara definitiva.

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Il modello gentilmente concessomi da Cannondale Italia è il top di gamma, Carbon Pro Team. Questo allestimento si propone come “race ready”, cioè pronto ad essere utilizzato in gara senza cambiare nessun componente.
Tutti ne parlano incuriositi e tutti sono divisi. O ti conquista al primo sguardo, o non ti piace. Personalmente, mi fa impazzire!

La forcella Lefty contraddistingue ormai il marchio californiano da diversi anni e con il lancio della SuperMax da 160mm di escursione Cannondale sbarca anche nell’enduro. La configurazione monostelo doppiapiastra con fodero in carbonio resta la novità più visibile nella Jekyll oltre alle ruote da 27.5″.

L’elemento elastico è l’aria e le regolazioni esterne disponibili sono la compressione ed il ritorno, modificabili andando a ruotare le ghiere sulla testa dello stelo. Premendole, invece, andremo ad agire sul Lockout della forcella. Devo dire che a prima vista non mi è sembrato comodissimo, soprattutto a confronto del più intuitivo comando al manubrio dell’ammortizzatore.

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Il telaio full carbon presenta ora una diversificazione dell’altezza del tubo sterzo a seconda della taglia. Il cuore pulsante rimane invece l’ammortizzatore Fox Dyad Rt2, aggiornato nell’idraulica, che regala due modalità di settaggio, Flow ed Elevate, modificando anche le geometrie del telaio grazie ad un semplice click sul comando del manubrio. La trasmissione è mista, composta da guarnitura Hollowgram Cannondale, catena, cassetta e cambio SRAM XX1 e comando SRAM X01.

I freni sono i Magura MT06 con rotori da 180 mm, mentre per i cerchi troviamo i WTB Team Issue 123 tubeless ready, per i mozzi all’anteriore Cannondale Lefty SM e posteriore Dt Swiss 350. Completano il montaggio delle ruote le gomme Schwalbe Hans Dampf da 2,35″. Per il manubrio, Cannondale si affida ad un Gravity Carbon, e sempre Gravity l’attacco manubrio Gravity Light. Nella zona seduta, oltre alla sella WTB Silverado Team Volt, il montaggio prevede il collaudatissimo Rock Shox Reverb da 150mm di escursione con l’ormai indispensabile comando idraulico al manubrio.

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First Things

La prima cosa che ci si chiede è come settare il reparto sospensioni. Non essendo né la forcella né l’ammortizzatore convenzionali, le pressioni e le modalità di settaggio sono diverse da quelle che troveremmo su prodotti “standard”. Sulla forcella purtroppo non è presente (nella bici test) il classico adesivo con la tabella di pressioni/pesi. Imposto una pressione standard iniziale e dopo alcune prove raggiungo il SAG che ritengo adatto alla mia guida.

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Per l’ammortizzatore la situazione è diversa. Il Fox Dyad Rt2 oltre ad essere diviso in due parti distinte che lavorano separate per avere le due escursioni (90 o 160), presenta anche due camere e quindi due valvole per gonfiarlo, quella positiva e quella negativa. Di lato, il pratico adesivo riporta la tabella con indicate pressioni e pesi, ma ci sono un paio di regole da ricordarsi assolutamente quando si va a modificare i parametri nelle due camere.

In fase di gonfiaggio andremo prima ad agire sulla camera positiva, mentre nella fase di sgonfiaggio agiremo prima sulla negativa. Il non seguire questa regola porta il pistone interno in stack-down con conseguente revisione forzata.

Bisogna quindi mantenere un buon livello d’attenzione in queste fasi. Le pressioni indicate sul lato dell’ammortizzatore sembrano comunque corrette ed allineate ai pesi reali indicati ed è quindi semplice trovare il proprio setting ideale.

La prima cosa che colpisce saliti in sella è l’impressione di avere la ruota anteriorelontana” anni luce dal telaio. La forcella Lefty SuperMax, essendo monostelo, non ha il classico archetto sopra la ruota e questo da l’impressione di “vuoto“. Ma questa è solo una sensazione.

La rigidità della SuperMax è incredibile e non vorrei sbilanciarmi troppo dicendo che è superiore ad una classica forcella standard. Tutto questo si traduce in una precisione di guida sopra la norma e assenza di vibrazioni in frenata.

L’offset di 50 mm, 10 in più rispetto alle rivali, dona stabilità senza intaccare la reattività sul guidato. Ci è voluto davvero poco per abituarsi alla nuova conformazione e godere appieno delle caratteristiche della Lefty Supermax. L’idraulica è molto simile alle altre forcelle sul mercato ed è facile trovare il settaggio ideale al proprio stile di guida. Con la conformazione a stelo rovesciato e la cartuccia posta nella parte superiore si ha una riduzione delle masse non sospese e quindi un aumento della reattività in movimento, che si traduce con maggiore grip sullo sconnesso. Questo gioiello di forcella lavora in connubio stretto con il cuore pulsante di questo telaio, l’ammortizzatore Fox Dyad, ora in versione RT2. Cannondale ha infatti continuato lo sviluppo aggiornando l’idraulica, che ora è molto più sensibile ai piccoli urti e fa sembrare la Jekyll letteralmente incollata al terreno anche nelle sezioni più sconnesse. La curva di compressione è stata resa più lineare ed assomiglia moltissimo ad un ammortizzatore a molla.

Ma cè molto di più. Il punto forte di questa piattaforma è infatti la possibilità, grazie al comando a manubrio, di variare l’escursione, passando da Elevate (90mm) a Flow (160mm) in un attimo e senza togliere le mani dal manubrio. Il settaggio ideale del sag si aggira intorno tra il 30% e il 40% e la pressione a cui lavora sarebbe da “zona rossa” per qualsiasi prodotto convenzionale (300psi). La doppia configurazione modifica poi le gemetrie del telaio, cambiando l’angolo di sterzo e l’altezza da terra. E’ incredibile quanto in modalità Elevate il movimento nel carro, anche alzandoci sui pedali, sia nullo, facendo sembrare questa bici una xc/trail veramente aggressiva anche nelle ascese.

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Questa non è una enduro race che subisce i compromessi della prestazione in discesa nel momento in cui bisogna salire, è un’arma a doppio taglio capace di essere competitiva anche nelle ascese.

Quando comincia la discesa invece, la modalità Flow abbassa il BB e chiude l’angolo di sterzo, facendo diventare godurioso il nostro riding con uno spettacolare effetto “cuscino” sullo sconnesso e un’incredibile stabilità sul veloce, senza però intaccare la reattività nel tecnico. La Jekyll è una bici davvero intuitiva e si lascia subito portare al limite. Il peso contenuto, unito alla reattività del carro, le dona un’accelerazione in uscita di curva incredibile. Il movimento centrale oversize, con cui Cannondale ha esordito anni prima dei competitors, ha un’incredibile rigidità latelare e fa scattare letteralmente in avanti la bici nei rilanci.

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Purtroppo, ci sono state un paio di cose che mi hanno lasciato perplesso, soprattutto per un modello di questo calibro, top di gamma e così performante. Il giorno dello shooting, dovendo caricare la bici in macchina, ho dovuto togliere la ruota anteriore ed ho notato la prima pecca. Non si può infatti togliere la ruota anteriore senza prima smontare la pinza del freno. Ci sono infatti due viti esagonali sul piedino della forcella che una volta svitate consentono di estrarre il supporto pinza, grazie a due asole ricavate su di esso. Ok, tanti diranno che la configurazione monostelo, in caso di foratura, permette di montare la camera o cambiare gomma senza togliere la ruota, ma secondo me rimane comunque scomodo e poco pratico.

Non è presente un quick release sul mozzo ma una brugola da 5 mm, come sulle viti del supporto pinza, e ciò rende tutta l’operazione estremamente lenta rispetto all’ormai classico asse passante a sgancio rapido.

Tutti abbiamo sempre con noi un multitool, ma non è affatto comodo doverlo usare ogni volta che bisogna intervenire sulla ruota anteriore. Se invece la nostra aspirazione è la sola gara, la situazione è ben diversa.

Altra nota ben più dolente, i freni. I Magura Mt06 non mi hanno convinto fin dall’inizio, dando la sensazione di frenare in modo brusco da freddi e perdendo praticamente il potere frenante quando messi sotto stress, magari sul tenico lento appena prima di un nose press o un front wheelie su un tornantino. Il matchmaker di Magura poi non permette di regolare l’inclinazione del manettino X01 e constringe a dover piegare il polso quando si è in fuorisella per cambiare rapporto. Ultimo nota, ma qui veramente personale, sta nella gomma posteriore, una Swalbe Hans Dampf non in versione Gravity ma Snakeskin, secondo me poco scorrevole e dalla spalla un po’ leggerina per una guida aggressiva. Ma qui stiamo parlando di setting e non certo di difetti.

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In definitiva Cannondale sforna un prodotto super performante e dalle prestazioni incredibili, condito da particolari tecnici di rilievo e all’avanguardia come la Lefty Supermax e l’ammortizzatore Fox Dyad Rt2. La facilità e la sincerità del telaio non preclude l’utilizzo a nessuno e fa diventare la Jekyll la scelta giusta sia per il racer più accanito che  per l’utilizzatore medio che non partecipa alle competizioni.

Le due escursioni cambiano davvero la bici e la fanno diventare la compagna ideale anche per giri all mountain dai dislivelli impegnativi. L’unica nota dolente dei freni è facilmente rimediabile e porta la Jekyll tra le top della categoria.

La chicca

La facilità di guida e la sincerità del telaio e delle sospensioni. Peso ridotto ai vertici della categoria. Forcella e ammortizzatore con soluzioni all’avanguardia.

La pecca

Freni sicuramente non all’altezza del montaggio e delle prestazioni richieste. Le gomme non Supergravity non sono adatte ad un utilizzo race o ad una guida aggressiva.

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A proposito dell'autore

Andrea Ziliani è un appassionato di ciclismo a tutto tondo. Corre su strada dalle categorie giovanili e da qualche anno anche in enduro. Appassionato di motori, fotografia ed ogni cosa che riguarda la meccanica e la velocità.

  • gianluca

    Diciamo che a quel prezzo dei dt 240 al posto dei 350 ci stanno, anche se ti fanno il 10 di sconto in negozio.

    • Andrea Ziliani

      Ciao Gianluca, dopo aver provato la Jekyll posso pensare che la scelta dei mozzi sia stata fatta sia per l’utenza che gareggia, che per gli ercursionisti. I primi hanno quasi sempre un altro set di ruote oltre a quelle montate di serie ed i secondi solitamente vogliono una bici leggera ma robusta e duratura. Quindi qualche granno in più ma sicuramente più resistente e duraturo rispetto ad un 240. Sono comunuque mozzi Dt e la qualità non manca di certo.