Flat pedal to the metal! Uno dei rider più talentuosi della storia della DH torna sul gradino più alto del podio, proprio dove era salito l’ultima volta nel 2010 ai Campionati Mondiali. Pedali flat, tatuaggi, uno stile unico, una scelta di linee personalissima e da tanti imitata. Sam Hill is back!

Quasi per gioco ieri avevo scritto che Sam stava a guardare le “young guns”, le giovani promesse come Bryceland, Bruni, Simmonds e Blenkinsop, come per controllarle e cercare il momento buono per attaccare e far vedere al mondo che lui c’è ancora, che “the flat pedal thunder from down under” ha ancora manetta da vendere, e parecchia. Non nascondo di essere un grande fan di Hill, è stato il suo stile unico negli anni in cui correva con Iron Horse che mi ha ipnotizzato e fatto fantasticare con pensieri del tipo “anch’io voglio girare così!“, cosa che credo chiunque lo guardi può desiderare. Samuel Hill, una persona molto schietta e riservata all’apparenza ma che sa anche far casino e scatenarsi (andatevi a vedere questo video sul Samapalooza, la festa che organizzava ogni fine stagione in Australia!), incontrarlo dal vivo in Val di Sole e scambiarci due parole è sempre un’esperienza strana che lascia in testa una domanda: perché non apre la bocca mentre parla? Eh eh, scherzi a parte, vederlo scendere sul tracciato è una roba da panico, tutti passano in una linea ma lui no, lui è un artista, ha le sue linee, vede cose che gli altri non vedono. Ed è proprio questa particolarità che mi ha sempre colpito, don’t be a sheep diceva Steve Peat, e quindi analizza il tracciato, il bosco, le rocce e le radici e fai tua la pista.

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Tornando alla gara, un altro nome è da incorniciare, Josh Bryceland, il giovane pilota del team Santa Cruz Syndicate, a bordo della sua nuova V-10 27,5″, dopo una vittoria a Leogang a giugno e la qualifica al primo posto di ieri conferma il suo stato “di grazia” con un secondo piazzamento davanti a un ottimo Danny Hart. Hart è un altro che sembra tornato in forma e può dare del filo da torcere ancora a Brosnan e Gwin, rispettivamente quarto e sesto, entrambi con la nuova Demo S-Works 27,5″ che vi abbiamo mostrato nei giorni precedenti. Quinto Blenkinsop, il neozelandese che pedala anche in aria, e restano un po’ più staccati Minnaar, Atherton e Bruni, il quale ha avuto il risultato compromesso da una foratura nell’ultima parte del tracciato, altrimenti avrebbe senz’altro cambiato i piani a qualcuno.

Grande gara, grande suspance fino alla fine, e che bello vedere Hill primo, dopo gli infortuni degli anni passati, il recupero, il cambio di team, ora con Chain Reaction Cycle su una Nukeproof Pulse 27,5″, poi la rinascita,  i risultati consistenti di questa stagione che finalmente convergono nella giusta direzione. Well done, Sam!

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Nelle donne vince Manon Carpenter, davanti a Rachel Atherton ed Emmeline Ragot, tutte e tre piazzatesi quasi con lo stesso tempo, dando un abisso di secondi al resto delle ragazze, tanto da  far sembrare il loro un altro sport.

Un grande applauso agli italiani presenti con Johannes Von Klebelsberg, neo campione italiano DH, che chiude al 37° posto alla sua prima finale in Coppa, Carlo Caire che si aggiudica la 58° posizione e Loris Revelli 10° negli junior: avanti così ragazzi, sappiamo che l’allenamento è stato duro e questi sono i suoi frutti!

Cinque vincitori diversi per cinque gare: una World Cup davvero entusiasmante quest’anno! Settimana prossima ci sarà Windham, USA, la sesta tappa… chi sarà il più veloce?

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A proposito dell'autore

Patito delle due ruote fin da bambino, bmx, motocross, le prime mtb. Dal 2007 sui campi di gara enduro e downhill in tutta Italia, dal 2013 è istruttore di mountain bike presso Gravity School. Con BiciLive fin dall'inizio, la bici è il suo pane quotidiano!