Nel mondo delle calzature specifiche per bici, in questo caso scarpe da mountain bike e gravel a sgancio rapido, ci sono centinaia di proposte.

Pochi produttori però pensano a chi ha una pianta del piede un po’ più larga e cerca una calzata “wide”, simile a quello che si sta vedendo con le scarpe da running, palestra e tempo libero.

Tra questi c’è Northwave, marchio italiano che rappresenta da decenni uno dei punti di riferimento globali nello sviluppo di calzature tecniche per il ciclismo.

Abbiamo messo alla prova sul campo le calzature di alta gamma Northwave Striker del brand trevigiano, analizzando nel dettaglio le differenze strutturali e di calzata tra la versione Regular e la variante Wide Fit.

Scarpe MTB Northwave Striker: specifiche tecniche e architettura 

Le Northwave Striker si posizionano subito sotto il modello top di gamma Extreme XC ereditandone gran parte del DNA agonistico ma con un occhio di riguardo alla versatilità d’uso.
    • Suola: modello Carbon XC 12 con indice di rigidità pari a 12. L’area di contatto con il pedale è interamente in carbonio per massimizzare la trasmissione di potenza, mentre inserti strategici in TPU garantiscono trazione e scarico del fango nei tratti a piedi.
    • Chiusura: doppio rotore proprietario X-Dial SLW3 (Speed Lace Winch) con regolazione micrometrica step-by-step e rilascio totale integrato in un unico pulsante.
    • Tomaia e protezioni: costruzione termosaldata senza cuciture con rinforzi protettivi in TPU su punta e tallone contro urti e abrasioni.
    • Termoregolazione: linguetta in mesh a trama aperta per ottimizzare i flussi d’aria.
    • Prezzo e peso: 209,99 euro di listino; peso rilevato di 353 grammi per la singola scarpa in taglia 43 (senza tacchette).

La Regular a sinistra e la Wide a destra.

Il confronto: Regular Fit vs Wide Fit

La vera forza del catalogo Northwave risiede nella differenziazione dei volumi interni, in particolare nella zona della punta.
Durante il nostro test comparativo abbiamo analizzato come la variante Striker Wide risponda alle esigenze di morfologie plantari specifiche, differenziandosi dal modello standard in modo sottile visivamente ma sostanziale sul campo.

La protezione sulla punta è molto efficace, così come i fori di ventilazione.

Mentre la Striker Regular avvolge il piede in modo incredibilmente fermo e sfinato, ideale per piedi a pianta stretta o per chi cerca una sensazione puramente racing senza compromessi, la versione Wide Fit introduce modifiche geometriche sostanziali:
    • +5 mm nella zona metatarsale: la calzata è allargata strategicamente nel punto di massima flessione del piede, azzerando le fastidiose pressioni laterali e i conseguenti intorpidimenti durante le uscite che superano le 3 o 4 ore.
    • Maggior volume sul collo del piede: l’aumento volumetrico della tomaia permette a chi ha un collo del piede pronunciato di alloggiare l’arto senza costrizioni.
    • Gestione delle pressioni: grazie al doppio rotore SLW3, sulla Wide è possibile differenziare in modo ancora più efficace la chiusura, lasciando l’avampiede libero di muoversi naturalmente e stringendo saldamente il collo per non perdere efficienza.

Sul campo: rigidità strutturale e feeling in pedalata

In sella, entrambe le versioni mettono in mostra l’efficacia della suola Carbon XC 12.
La spinta sul pedale è diretta e priva di flessioni strutturali avvertibili, traducendo ogni watt in avanzamento sia nei rilanci tipici del l’XC sia sulle lunghe progressioni in ambito gravel.

I puntali sono molto efficienti nello spingere la bici in salita e sono sostituibili.

L’aggancio e sgancio sono sempre molto semplici e intuitivi: nel test ho provato diversi pedali usando delle tacchette Shimano e tacchette OneUp, sempre su sistemi Spd.
La stabilità del retropiede è eccellente su entrambi i modelli grazie alla finitura interna del tallone con materiale direzionale a “lingua di gatto“: se si cammina in salita spingendo la bici o nelle sessioni di portage il tallone non si alza, e questa è una cosa che apprezzo particolarmente in una scarpa da bici.
Il sistema a doppia chiusura SLW3 garantisce una regolazione millimetrica e una distribuzione uniforme della pressione sul collo del piede, che può essere decisa e adattata più sul collo o più sulle dita.
Grazie al pulsante per il rilascio graduale della tensione si possono effettuare micro-regolazioni precise anche in movimento mentre si pedala, e questa è il vero vantaggio del sistema.
Ciò richiede solo un minimo di pratica durante le prime uscite, ma una volta presa confidenza si rivela un meccanismo rapido, intuitivo e decisamente più modulabile rispetto ai sistemi concorrenti come il BOA che in diverse versioni, per aprirlo, va sganciato completamente.

Regular o Wide?

La differenza di comportamento tra i due modelli emerge sulla distanza: dove la Striker Regular ha creato piccoli punti di pressione e un po’ di intorpidimento al piede se stringevo bene la calzata, la versione Wide lascia più spazio alle dita e all’avampiede.
Questo riesce a dissipare i carichi in modo uniforme, mantenendo inalterata la circolazione sanguigna anche se si stringono bene.

Ottima anche la soletta che dona un buon sostegno al piede grazie alla sua forma.

In tutta sincerità durante il test non ho trovato particolari differenze nella zona del collo del piede tra i due modelli, ma avendo un piede dal collo magro in generale non ho mai problemi in questa zona.
Usate nei mesi estivi anche per pedalate in gravel di 130 km e 1.500 metri di dislivello, ho potuto valutare molto bene la traspirazione e la comodità.
Difatti, entrambe le Striker hanno garantito un comfort termico ottimale grazie all’unione dei microfori sulla punta, sui lati e la linguetta traspirante.

Dall’interno si può vedere quanto è fine il tessuto della tomaia e i fori di ventilazione.

Un unico appunto su quest’ultima: essendo molto sottile e minimale, può darsi che la linguetta abbia bisogno, a seconda della conformazione del collo del piede del ciclista, di qualche uscita per “smollarsi” e adattarsi al meglio.

Conclusioni e destinazione d’uso

Le Northwave Striker si confermano calzature molto versatili, ottime dal punto di visto tecnico e da subito comode anche per lunghe pedalate.
Rappresentano la scelta ideale per il biker granfondista, l’amatore evoluto dell’XC o il gravel rider che macina chilometri alla ricerca di una scarpa performante ma non così “racing” e rigida come i modelli top di gamma.
La scelta tra i due modelli deve basarsi esclusivamente sulla propria anatomia: la versione Regular è indicata per chi cerchi la massima reattività e ha un piede magro; la versione Wide è invece consigliata a chi ha una pianta larga e necessiti di volume extra per valorizzare il comfort, senza nulla perdere in termini di puro trasferimento di potenza.

Altri link utili

A suo tempo abbiamo scritto la storia dell’azienda italiana Northwave.
Di un’altra azienda italiana, ecco il test degli occhiali Rudy Project Kelion ImpactX Photochromic.
Sempre di Rudy Project abbiamo testato gli occhiali Spinshield PRO fotocromatici.
Di Leatt invece abbiamo il test dei nuovi occhiali MTB Leatt RideViz Pro Photochromic.

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A proposito dell'autore

Sono cresciuto sulle due ruote: BMX, motocross, le prime MTB negli anni 80. Dal 2007 ho gareggiato per 10 anni nel downhill e nell'enduro in tutta Italia. Dal 2013 al 2019 ho lavorato con la scuola MTB Gravity School anche a Whistler, in Canada. Sono istruttore Federale FCI e Guida Nazionale MTB. Ho visto nascere BiciLive.it nel 2013 e ora mi occupo di MTB, ebike ed eMTB. La bici è il mio pane quotidiano!