Test pneumatico MTB Schwalbe Romy Gravity PRO radiale: l’all-rounder che ridefinisce la versatilità Claudio Riotti 13 Luglio 2026 Test Abbiamo messo alla prova l’ultimo arrivato nella famiglia dei pneumatici da MTB dedicati al gravity ma non solo, il Romy. Il nuovo Schwalbe Romy Radial è inserito nella linea Gravity Pro, Trail Pro e anche Race Pro, quindi con tre carcasse diverse adatte a molteplici utilizzi. Quello da noi provato in versione Gravity Pro si propone come uno pneumatico all-rounder versatile per MTB ed e-MTB, unendo leggerezza, scorrevolezza e un’aggressività adatta anche ai sentieri più tecnici grazie alla carcassa radiale. Questo modello va colmare il vuoto lasciato dallo storico Hans Dampf – che esce ufficialmente di scena – e si posiziona in un segmento complementare al Nobby Nic, quest’ultimo destinato a rimanere in gamma esclusivamente nei modelli economici. Con il Romy, Schwalbe chiarisce la propria intenzione: offrire un prodotto dedicato a chi pedala a 360 gradi, non limitandosi al solo enduro spinto o al gravity, ambiti che finora avevano caratterizzato l’esclusività della tecnologia radiale. Filosofia e design del battistrada Il Romy nasce per il rider che cerca uno pneumatico capace di “fare tutto”, richiamando quella spensieratezza tipica degli albori della mountain bike, quando con un’unica bici si affrontava indistintamente dal downhill al cross country. Il battistrada è un esempio di equilibrio: tasselli laterali pronunciati per la tenuta in curva mentre la sezione centrale troviamo dei tasselli più bassi e ravvicinati, disposti a file due-due-tre, con scanalature poco profonde per favorire la scorrevolezza senza sacrificare il grip in frenata. Oltre che Soft (riga arancione, in test), è disponibile anche nella mescola “Mid”, contraddistinta dalla caratteristica riga azzurra. Il Romy si conferma un vero all-rounder, adatto sia all’anteriore che al posteriore. Il peso rilevato nella versione 27.5×2.50″, carcassa Trail Pro e mescola Soft. Innovazione tecnologica: la carcassa radiale Per la prima volta nella storia del marchio troviamo la sezione da 2.40″ abbinata alla costruzione radiale. Se negli ultimi due anni avete vissuto sotto un sasso e ancora non conoscete questa tecnologia, eccola in poche parole: la carcassa radiale prevede una disposizione dei fili che creano la struttura della gomma con un angolo di intreccio più ottuso rispetto ai 45° tradizionali, permettendo allo pneumatico di deformarsi in modo più efficace. Il risultato è un’impronta a terra più ampia e adattiva che si traduce in maggiore grip, sicurezza e una capacità di ammortizzazione naturale superiore, ideale per i percorsi più impegnativi. Cala leggermente la robustezza laterale ma, come vedrete, questo fattore nel nostro test non è stato un problema. Le versioni del Romy. Carcasse, versioni e sostenibilità Schwalbe offre il Romy in due tipologie strutturali per rispondere a diverse esigenze: Radiale: superficie di contatto ottimizzata per il massimo grip e smorzamento. Diagonale (struttura classica): focalizzata sulla riduzione della resistenza al rotolamento e sulla massima protezione contro le forature. La varietà di opzioni copre diverse fasce di prezzo e utilizzo: TRAIL: il miglior rapporto qualità-prezzo, con protezione affidabile e mescole di alta gamma (44,90 euro). GRAVITY PRO / TRAIL PRO / RACE PRO: le versioni top di gamma, sviluppate in collaborazione con i professionisti della Coppa del Mondo, che integrano le tecnologie più avanzate (69,90–74,90–79,90 euro). Infine, il Romy testimonia il costante impegno di Schwalbe verso la sostenibilità: la produzione integra nerofumo riciclato da pneumatici a fine vita e gomma naturale proveniente da commercio equo-solidale, riducendo significativamente l’impronta ambientale del prodotto. Il nostro test: pareri di Claudio Riotti Ho testato la versione 27.5×2.50″ radiale con carcassa Gravity Pro e mescola Soft. Ho rilevato un peso di 1.320 grammi. La versione Trail Pro è in test sulla MTB di Matteo Cevenini che ci darà il suo riscontro a breve e aggiorneremo l’articolo. Il prezzo della versione da me utilizzata è di 79,90 euro. L’ho montato sulla mia MTB da enduro Ghost Poacha e successivamente per qualche uscita anche sulla mia e-MTB Ghost E-Riot in entrambi i casi al posteriore perché all’anteriore sto provando il Tacky Chan Radial di cui arriverà il test a breve. Chiaramente l’uso di uno pneumatico posteriore cambia molto dal tipo di MTB su cui è montato. In questo caso, usandolo sulla ruota posteriore, voglio avere una buona capacità di frenata e soprattutto trazione su una e-MTB; dall’altro lato apprezzo scorrevolezza e grip in curva su una MTB normale, specie se già è “un’endurona” come la Poacha che sfiora i 18 kg attrezzata da bike park con gomme a doppia carcassa e inserto Vittoria Air-Liner Protect al posteriore. Detto ciò, il Romy riesce bene in tutti questi campi senza eccellere in nessuno, dato che è veramente uno pneumatico all-round, ovvero tuttofare. Un weekend di gara DH a Marzio (VA), diverse uscite pedalate al Campo dei Fiori (VA), tre giorni a Plan de Corones in Alto Adige e una giornata di bike park “a fuoco” a Madesimo hanno decretato le sue ottime prestazioni in frenata e aderenza in curva. In pedalata la carcassa Gravity Pro radiale non è famosa per essere la più scorrevole, quindi armatevi di pazienza in salita: questa sarà ripagata una volta appena la pendenza diventa negativa. Se lo usate su una trail bike o una enduro consiglio la carcassa Trail, più leggera di circa 240 grammi. Sull’ebike l’ho usato per poche uscite ma il grip che dona la carcassa radiale è sempre eccellente, con quella sensazione di “inglobare” gli ostacoli per via della maggiore impronta a terra che apprezzo particolarmente. Tra il Romy e l’Albert, al posteriore secondo me vince il primo perché mi ha dato più controllo anche in frenata. A livello di pressioni ho utilizzato un range che è andato, a seconda delle condizioni, della bici e della tipologia dei trail, dai 1.6 bar agli 1.9 bar, sempre con inserto. Peso 74 kg vestito in assetto da enduro. Durante tutto il test non ho avuto nessuno stallonamento, nessuna foratura e nessun tassello tagliato o strappato dopo tre mesi di utilizzo. Chiaramente iniziano a vedersi i primi segni di usura essendo anche montato al posteriore, specialmente dopo le giornate in bike park con terreno molto secco e le rocce particolarmente abrasive di Kronplatz. Infine, nessun problema di leggere perdite sui fianchi della carcassa come invece è successo con tre diversi Albert Gravity Pro. La combo Schwalbe Tacky Chan e Romy testata a Madesimo (SO). Conclusioni Il Romy è un ottimo pneumatico tuttofare che a seconda della tipologia di carcassa può accontentare tutti, dal rider “easy” per un utilizzo trail su MTB leggere fino all’endurista o l’e-biker esperto se usato con carcassa Gravity Pro. Schwalbe ha fatto centro con un prodotto che a mio avviso è particolarmente indicato al posteriore ma nessuno vi vieta di provarlo anche all’anteriore. Personalmente lo trovo perfetto per essere accoppiato a un Albert Gravity Gravity Pro Radial o una Magic Mary Gravity Pro Radial se cercate ancora più grip sull’avantreno. Il test comunque continua e aggiorneremo l’articolo per quanto riguarda l’affidabilità e la durata a lungo termine. 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